Cinque macchine, cinque fornitori, cinque formati. L’ufficio vuole un gestionale. Il reparto non può avere cinque software. L’interconnessione macchine in questo caso non è un cavo: è un traduttore.

Perché cinque impianti eterogenei sono il caso normale

In una PMI del Friuli o del Veneto il parco macchine cresce per acquisti, usati, linee ereditate. OPC-UA su una, file su un’altra, un PLC che espone poco. Chi promette “tutto uguale” mente o ti fa cambiare gli impianti.

Cosa abbiamo fatto su 5 macchine diverse

Nel caso studio il perimetro era questo: impianti incompatibili, ordini gestiti a parte, avanzamento a voce. Connect 4.0 ha tenuto un’interfaccia unica verso il gestionale e ha tradotto ogni formato. Risultato: 5 macchine nello stesso flusso, avanzamento in tempo reale, meno errori di setup.

Come si procede (senza un progetto da 18 mesi)

  1. Inventario: cosa logga già, rete, PLC, chi tocca l’impianto.
  2. Prima macchina “dolorosa”: dato in ufficio, non demo a bordo.
  3. Replica del metodo, non copia-incolla del driver.
  4. Solo dopo si parla di MES completo e di OEE su tutte le linee.

Il software MES usa quel tubo. Se il tubo non c’è, il cruscotto è un cartellone digitale.

Cosa chiedere al fornitore (e al perito)

  • I pezzi arrivano da soli in ufficio, senza ricopiatura?
  • Esiste uno storico macchina–lotto–data?
  • Un fermo ha durata (e se possibile causa)?
  • Gli ordini possono scendere verso l’impianto, o solo battuti a bordo?

C’è un test in cinque domande. Poi la call tecnica, non la brochure.